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BREVE STORIA DELLA MUSICA
Possiamo affermare che i
primi tentativi emettere dei suoni musicali da parte
dell'uomo avvennero nell'era preistorica, quando per
necessità, modellò la propria voce imitando il grido degli
animali che voleva attirare nei propri tranelli, scrutò
le leggi che governavano la natura per carpirle quei segreti
che gli avrebbero permesso di rendere più agevole e sicura
la propria esistenza. Nessuno può dire con certezza quali
furono le prime manifestazioni musicali dell'uomo: si
possono però fare congetture in base allo studio di popoli
primitivi che ancora vivono nella nostra epoca: presso
queste popolazioni la prima espressione musicale è il
ritmo, che viene espresso con le mani, con i piedi, con i
sassi, con gli utensili di lavoro. Il canto che spesso si
accompagna a questo ritmo è fatto solamente di brevi
sillabe gutturali, di grida inarticolate che sono
espressione di sentimenti: gioia, dolore, paura, incitamento
eccetera.
I primi strumenti. Non è difficile rintracciare le origini
degli strumenti musicali. Dalle grosse conchiglie marine,
dalle corna degli animali uccisi, dalle canne vuote nacquero
i primi strumenti a fiato. I primi strumenti a corda furono
invece gli stessi archi con i quali i cacciatori e i
guerrieri scagliavano le loro frecce. Servendosi di tronchi
cavi di alberi l'uomo imparò a costruirsi i primi strumenti
a percussione. Più tardi l'uomo perfezionò la canna del
proprio flauto, rendendola capace di produrre suoni diversi,
aggiunse altre corde al proprio arco, creando così le prime
arpe e quando imparò a lavorare i metalli si fabbricò le
prime trombe. Non più allora gridi gutturali e colpi sordi
e indistinti, ma la possibilità di creare vere e proprie
melodie e di accompagnarle con suoni sempre più complessi.
Questo processo si svolse nel corso di migliaia di anni
poiché lungo e faticoso fu il cammino dell'Uomo attraverso
le varie epoche che segnarono il suo cammino nella storia
delle civiltà..
La musica nelle civiltà del passato.
Presso i popoli più antichi la musica veniva utilizzata
prevalentemente nell'ambito di cerimonie religiose. In
Egitto, per esempio, i sacerdoti si tramandavano musiche
sacre per accompagnare riti magici o propiziatori.
Gli
Egizi cantavano e danzavano accompagnandosi con arpe,
flauti, cimbali durante le processioni destinate al culto
pubblico. La musica era considerata un dono prezioso degli
dei, fonte magica di letizia e di serenità. In Mesopotamia
avvenne lo stesso, pur essendosi sviluppato un sistema di
scrittura avanzato. La musica ebraica è particolarmente
importante per l'influenza che avrà. Gli Ebrei attribuivano
al canto un'enorme importanza nel campo spirituale. Sotto il
regno di Davide le cerimonie erano imponenti e ad esse
prendevano parte migliaia di coristi che accompagnavano il
loro canto con gli strumenti musicali che Davide stesso
aveva fatto costruire. L'esperienza musicale ebraica,
attraverso la produzione di salmi, crea di fatto le basi di
quello che diventerà il canto gregoriano. Alcuni documenti
dell'antica musica cinese giunti fino a noi permettono di
stabilire che, fin dall'antichità più remota, questo
popolo impiegò per la sua musica una caratteristica scala
di cinque suoni (corrispondenti agli attuali fa sol la do re
= scala pentafonica): tali suoni corrispondevano
rispettivamente all'imperatore, ai ministri, al popolo, ai
servizi pubblici e ai prodotti della terra e del lavoro. I
Cinesi costruirono diversi tipi di strumenti: timpani,
tamburi, campane, flauti, liuti. Caratteristico è il king
formato da pietre sonore fissate a un telaio di legno,
percosse mediante martelletti. Gli Indiani coltivarono la
musica fin dai tempi più antichi. Ebbero una musica
religiosa e una profana destinata ad allietare i banchetti,
per accompagnare le danze o le rappresentazioni teatrali.
Tra i vari strumenti indiani (tam-tam, flauti, oboi, trombe)
tipici sono la vina, caratteristico strumento a corde munito
di due casse armoniche formate da zucche vuote e inoltre la
ravanastra, il sarangi, il sitar, strumenti ad arco che si
possono considerare i progenitori del violino.
La musica al tempo dei Greci e dei Romani.
Sull'esperienza delle altre civiltà, soprattutto quella
egizia e quella indiana, la viva genialità del popolo greco
seppe creare le basi teoriche e pratiche da cui si sviluppò
in seguito tutta la musica dei paesi occidentali. In Grecia
la musica era considerata uno dei mezzi più efficaci per
l'educazione morale e intellettuale dei cittadini e faceva
parte perciò dell'insegnamento scolastico. Gli strumenti
nazionali con i quali si accompagnavano il canto dei poeti e
i cori delle tragedie greche furono: la lyra, formata da un
guscio di testuggine che recava alcune corde di budello tese
sulla sua cavità, e l'aulòs, una sorta di flauto a doppia
canna. Della musica su cui venivano cantate le diverse
composizioni ci è giunto pochissimo: fra gli esempi più
belli due inni di Delfi risalenti al II secolo a. C. Anche
nell'antica Roma la musica ebbe una importante funzione,
soprattutto quale accompagnamento nelle feste religiose. I
Romani non ebbero uno stile musicale proprio, ma seppero
piuttosto adattare, fondere e sviluppare gli stili delle
diverse civiltà con le quali venivano a contatto. La musica
fu però utilizzata dai Romani per rallegrare riunioni e
intrattenimenti familiari, oppure per accompagnare le
evoluzioni dei commedianti o per allietare i sontuosi
festini dei patrizi. Tipici strumenti romani furono la tuba
e la buccina, usati esclusivamente a scopi militari per dare
segnali alle truppe, incitarle al combattimento o
accompagnare imponenti marce trionfali.
Il Medioevo. Il cristianesimo primitivo, privo di una
forte autorità centrale, ispirandosi a elementi musicali di
aree diverse (Oriente, Africa, Europa) dà vita a liturgie
differenti. Il canto gregoriano, una delle prime e più
importanti forme di canto religioso, deriva da quella
unificazione liturgica portata a termine dalla Chiesa di
Roma dopo il pontificato di Gregorio I. A fine millennio un
più vivace clima culturale porta alla nascita di una nuova
forma musicale religiosa che sopravviverà per almeno due
secoli: il dramma liturgico.
Il
suo intento principale è far rivivere i momenti più
significativi della storia cristiana narrandoli, e
successivamente rappresentandoli, in una forma facilmente
comprensibile dal popolo. Per circa un millennio il canto
gregoriano costituì comunque l'unica espressione musicale
degna di rilievo; dopo l'anno Mille venne acquistando
importanza anche la musica profana. Nell'intento di
arricchire la struttura melodica del canto gregoriano, verso
il X secolo, in particolare a Parigi (Scuola di Notre Dame,
cosiddetta perché sorta presso
la Schola
cantorum della cattedrale di Notre Dame, allora in
costruzione) e a Limoges (Abbazia di Saint-Martial), si
compiono i primi esperimenti che consentiranno di gettare le
fondamenta teoriche dalle quali poté svilupparsi la
polifonia successiva. È l'inizio di una nuova era musicale
caratterizzata da un tipo di canto in cui si sovrappongono
più linee melodiche (due o più voci eseguono
contemporaneamente differenti melodie formanti un insieme
armonico). Accanto alla musica religiosa, come si è
accennato, si sviluppa una produzione musicale profana.
In
Francia, i trovatori al sud e i trovieri al nord, allietano
le corti con melodie celebranti l'amor cortese. Lo stesso
faranno un po' più tardi in Germania i Minnesänger. Fra le
forme più importanti diffuse da trovatori e trovieri si
ricordano la chanson in Francia e i Lied in Germania. Sulle
basi delle elaborazioni polifoniche della Scuola di Notre
Dame, nel secolo XV sorge
la Scuola
fiamminga da cui trarranno origine i grandi capolavori del
Cinquecento. Mentre a Parigi nascono le prime forme
polifoniche, in Italia il canto monodico raggiunge una delle
sue espressioni più elevate con la lauda, canzone popolare
di ispirazione religiosa nata in seno alle comunità
religiose dell'Umbria. Nella Firenze del Trecento
fioriscono, per opera di valenti musicisti tra i quali
primeggia Francesco Landino (1335-1397), le prime forme
polifoniche profane: il madrigale, la caccia, la ballata.
Nel corso del XIV secolo in Francia e in Italia si afferma
l'Ars nova, dal titolo del trattato di Philippe de Vitry Ars
nova musicae, in cui la nuova musica viene contrapposta
a quella dell'Ars antiqua. Le maggiori novità di questa
produzione risiedono nel pieno sviluppo della pratica
polifonica, nella grande varietà ritmica, nell'utilizzo
delle più recenti e complesse notazioni e soprattutto nel
deciso favore riservato alle già citate composizioni
profane del madrigale, della caccia e della ballata. In
particolare l'Ars nova italiana, a differenza di quella
francese, intellettuale e complessa, assume le
caratteristiche principali del dolce stil novo, emergendo
per semplicità, genuinità e freschezza. Gli inizi del XV
secolo vedono la fioritura in Belgio e in Olanda della
cosiddetta Scuola fiamminga. Raccogliendo l'eredità
dell'Ars nova francese, i maggiori esponenti di questa
scuola (tra cui Dufay e Ockeghem) coltivano tecniche
polifoniche arricchite dall'utilizzo di un numero sempre
crescente di voci e di un elaborato contrappunto.
L’età barocca. Mossi dal desiderio di far rivivere
musicalmente l'antica tragedia greca, verso la fine del
Cinquecento, a Firenze, un gruppo di letterati e musicisti
si riunisce dando vita alla cosiddetta Camerata fiorentina.
La Camerata
, partendo dallo sviluppo degli intermedi (intermezzi),
momenti scenici e coreografici posti all'interno di una
rappresentazione teatrale, porta a termine una vera e
propria rivoluzione che, contro il polifonismo
contappuntistico dell'Ars nova, rivaluta il discorso
monodico dando vita al "recitar cantando",
linguaggio melodico di chiara e semplice comprensione.
Il
centro di attrazione dei musicisti si sposta, nel
Cinquecento, dalla Francia e dalle Fiandre all'Italia. Le
forme della polifonia sacra (messe, mottetti eccetera)
toccano in questo secolo un'alta perfezione, ma accanto a
esse maturano anche quelle della polifonia profana. Nasce
infatti una nuova forma di madrigale, dovuto alla fusione
della frottola (canzone d'amore) con la polifonia dei
maestri franco-fiamminghi. Il testo, sotto l'influenza dei
grandi poeti del Quattrocento e Cinquecento, diventa
elegante e raffinato. Il più grande polifonista del
Cinquecento fu Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594).
Scrisse esclusivamente musica sacra e per sole voci senza
accompagnamento strumentale (cori a cappella). Nel
Cinquecento, l'organo è il protagonista della nascita della
musica strumentale, che ebbe in Girolamo Frescobaldi
(1583-1643), compositore di canzoni, toccate, partite
eccetera, uno dei più insigni capiscuola..
La nascita del melodramma.
La ricerca degli antichi valori classici focalizza
l'attenzione di compositori e teorici sulla nuova forma del
dramma per musica imperniata sul ripristino, anche scenico,
degli schemi dell'antica tragedia greca. Questi drammi,
totalmente sostenuti da uno scarso accompagnamento musicale
e costruiti sul recitar cantando, sono le radici da cui si
svilupperà successivamente il melodramma di Claudio
Monteverdi (1567-1643), frutto della ricerca stilistica
concentrata su una maggior aderenza della musica al senso
del testo. L'avvento dell'ideale barocco, nel XVII secolo,
eleva la musica a disciplina eccelsa ponendola al centro di
numerosi studi e trasformazioni (prima fra tutti lo sviluppo
del melodramma monteverdiano) che conducono non solo alla
nascita dell'opera, ma anche alle evoluzioni tecniche
operate dalle grandi tradizioni liutistiche di Stradivari,
Amati e Guarneri. Il violino, il flauto, l'organo e il
clavicembalo sono gli strumenti che dominano la scena
musicale del Seicento italiano ed europeo attirando
l'attenzione dei maggiori musicisti dell'epoca. È grazie a
questa evoluzione tecnico-artistica che il panorama musicale
barocco si arricchisce di nuovi generi come l'opera, il
concerto, l'oratorio e la cantata. Nel Seicento, dominano la
scena Arcangelo Corelli (1653-1713), ritenuto il grande
fondatore della moderna tecnica violinistica e Giacomo
Carissimi (1605-1674), provetto organista, compositore di
numerosi oratori. Tra Seicento e Settecento Antonio Vivaldi
(1678-1742), oltre a perfezionare la tecnica violinistica,
compose più di cinquecento opere strumentali: le più
significative sono i concerti, che hanno il merito di aver
posto le basi strutturali del concerto moderno, dando
rilievo alla parte solistica e stabilendo la classica
divisione in tre tempi (Allegro-Adagio-Allegro). Del primo
Settecento è invece Giovan Battista Pergolesi (1710-1736),
autore di numerose opere tra cui spiccano lo Stabat Mater e
l'intermezzo comico La serva padrona.
Bach e Händel. La vita musicale europea tra Seicento e prima
metà del Settecento gravita attorno alle grandi figure di
Bach e di Händel, che incarnano splendidamente, sia nel
carattere sia nella produzione, l'ideale barocco a cui tutti
i compositori del tempo fanno riferimento. Johann Sebastian
Bach (1685-1750), organista e clavicembalista di raro
valore, è uno dei più grandi compositori di tutti i tempi.
Tra
le sue opere più significative:
la Messa
in si minore,
la Passione
secondo Matteo,
la Passione
secondo Giovanni, il Clavicembalo ben temperato, i Concerti
brandeburghesi e, inoltre, Corali, Cantate, interi cicli
organistici e clavicembalistici. Nell'arte perfetta di Bach
confluiscono tutte le esperienze precedenti, fondendosi in
modo mirabile: la tradizione polifonica, la monodia,
l'armonia, la moderna tonalità. Georg Friedrich Händel
(1685-1759), autore di musica da camera e per organo e di
melodrammi, è noto soprattutto per uno dei suoi 23 oratori,
il celebre Messia.
Le origini del Classicismo.
Nel Settecento, Christoph Willibald Gluck (1714-1787)
intraprese la riforma del melodramma, spogliandolo di tutto
ciò che serviva da pretesto per una pura esibizione di
virtuosismo e facendo sì che musica e canto esprimessero
invece i sentimenti e la vicenda che si svolgeva sulla
scena. A partire della seconda metà del Settecento si
assiste a un rinnovamento totale dei valori artistici
barocchi che culmina in quello che verrà definito periodo
classico. Massimi esponenti di questa nuova corrente
musicale, caratterizzata dal trionfo della forma sonata e
della moderna sinfonia, sono Haydn e Mozart che più di
altri comprendono il bisogno di equilibrio artistico, inteso
come supremo ideale compositivo, e la necessità di
riconquistare quelle regole fisse spazzate via dagli
sconvolgimenti barocchi. Franz Joseph Haydn (1732-1809)
organizzò definitivamente la forma sonata: nelle numerose
sinfonie, sonate e quartetti vi sono le prime, compiute
realizzazioni di questa forma.
Wolfgang
Amadeus Mozart (1756-1791) è considerato il rappresentante
più geniale della seconda metà del Settecento e certo una
delle maggiori personalità della musica occidentale. Egli
ha saputo unificare le esperienze più diverse,
dimostrandosi sensibile soprattutto all'influenza della
scuola italiana. Pronto ad accogliere i più diversi
contributi, Mozart sa assimilarli e rinnovarli in uno stile
in cui domina una squisita perfezione, unita a una segreta
malinconia che si farà, col tempo, sempre più struggente e
drammatica.
Mozart
ha scritto, nella sua breve vita, moltissime composizioni,
dalle opere teatrali (come Nozze di Figaro, Don Giovanni,
Flauto magico) alle sinfonie, dalle musiche per danza ai
quartetti, dalla musica sacra alle sonate e concerti per
pianoforte e per violino. Figure cardine del Classicismo
tedesco ed europeo, Mozart e Haydn più dei loro
contemporanei seppero cogliere la lezione stilistica del
loro tempo. Se Mozart squarcia qualsiasi canone barocco
componendo opere estremamente nuove sotto il punto di vista
drammatico e tecnico, ad Haydn, più concentrato sulla
produzione sacra e sinfonica, va riconosciuto il merito di
aver trovato il giusto equilibrio tra riflessione e
improvvisazione.
L'età classico-romantica. Con l'avvento del Classicismo e del
suo ordine logico, che di fatto aveva escluso dall'opera
seria ogni intrusione buffa, il comico deve trovare una
propria forma di espressione. Nasce così l'opera buffa,
genere musicale destinato a irrompere violentemente nel
panorama musicale di fine Settecento.
Caratterizzata
da storie intricate e personaggi schietti, troverà i suoi
più alti rappresentanti in Pergolesi, Paisiello, Cimarosa e
più tardi in Gioacchino Rossini (1792-1868). Tra i
capolavori di quest'ultimo: Il Barbiere di Siviglia,
Guglielmo Tell, La gazza ladra, Cenerentola, L'Italiana in
Algeri, Mosè, Il viaggio a Reims. Contrariamente a quanto
succede negli altri Paesi europei, in Italia il passaggio
fra Classicismo e Romanticismo non avviene in modo secco e
definito. Utilizzando melodie arricchite da
un'orchestrazione ricca e importante, la musica italiana,
cui tutti si ispirano, è la prima a dare libera espressione
alle proprie emozioni. Pionieri di questa rivoluzione sono
Cherubini, di cui Beethoven riprenderà certi slanci
emotivi, e Clementi, che approfondisce in maniera
sensazionale le capacità espressive del pianoforte,
strumento principale della prossima esplosione romantica.
La musica nell'Ottocento. Nell'Ottocento la musica diviene
patrimonio di tutti coloro che per cultura e condizioni
economiche sono in grado di accoglierne il messaggio
artistico. Il musicista, a sua volta, si libera della
sudditanza nei confronti dei munifici signori, e conquista
quella libertà che è uno dei segni distintivi dell'arte
moderna. Se la musica sinfonica e da camera rimangono
patrimonio dei ceti elevati, la musica operistica attira a sé
grandi masse popolari. Il melodramma diviene, specie in
Italia, la forma di spettacolo più diffusa e più amata.
Nell'Ottocento si moltiplicano inoltre i luoghi di
divertimento (sale da ballo, café chantant) in cui la
musica interviene con le funzioni meno impegnative di
divertire e di accompagnare la danza. La musica
"leggera" diviene un fenomeno pubblico e
commerciale, che avrà ancor più rilevanza nel Novecento,
anche per la progressiva funzione che assumeranno nel secolo
XX la radio e la televisione. Né vanno dimenticate altre
fondamentali occasioni di vita musicale: la lotta politica,
la guerra e sul finire dell'Ottocento anche la protesta
sociale e l'organizzazione delle masse lavoratrici. Le
esperienze che si determineranno in questi ambiti daranno
vita a significativi eventi musicali.
La rivoluzione di Beethoven.
L'impulso romantico, che si era già timidamente affacciato
alla ribalta musicale italiana nel XVIII secolo, trova
realizzazione completa nella produzione sinfonica di Ludwig
van Beethoven (1770-1827).
Erede
del classicismo viennese di Haydn e Mozart, egli è allo
stesso tempo l'interprete appassionato di un'epoca di
cambiamenti e di tensioni. I due motivi fondamentali che
Beethoven esprime nella sua musica sono il dolore della vita
e la tensione eroica intesa a superarlo. Di qui l'aspetto
drammatico che si riscontra in tante sue composizioni, e che
si manifesta tipicamente nella nuova concezione della forma
sonata, caratterizzata da un forte contrasto fra i due temi
sui quali essa si va sviluppando. Le innovazioni
beethoveniane, non solo tecniche ma anche stilistiche,
concludono e completano un'evoluzione che vede la musica,
nella fattispecie la sinfonia, diventare l'espressione più
elevata di un rapporto, quello fra musicista e uomo, ricco
di contrasti e armonie. Fra le opere principali di Ludwig
van Beethoven vanno ricordate le nove sinfonie, le sonate
per pianoforte, i concerti per pianoforte e orchestra, i
quartetti,
la Missa Solemnis
, l'opera lirica Fidelio.
Il Romanticismo. Con Beethoven termina l'età classica, e si
apre un nuovo periodo dell'arte musicale, che partecipa agli
ideali e allo spirito del Romanticismo. Il Romanticismo
strumentale si sviluppa soprattutto nei paesi germanici, sia
per la particolare intensità che in essi assume la cultura
romantica, sia per la presenza di una eredità assai più
forte, nell'ambito sinfonico-cameristico, di quella che si
riscontra in Paesi latini come l'Italia, ove è invece il
melodramma a primeggiare. Si ricordano alcuni compositori di
questo periodo:
Franz
Schubert (1797-1828), autore di bellissimi Lieder, di sonate
e brani per pianoforte (Improvvisi, Momenti musicali), di
nove sinfonie, tra cui spiccano
la Quarta
(Tragica) e
la Nona
(Incompiuta); Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847). Tra
le sue composizioni più celebri, le poetiche Romanze senza
parole per pianoforte, il Sogno di una notte di mezza
estate, il Concerto in mi minore per violino e orchestra;
Robert Schumann (1810-1856). Tra le sue opere, molti pezzi
pianistici, quattro sinfonie, il Concerto in la minore per
pianoforte e orchestra; Niccolò Paganini (1782-1840),
considerato il più grande violinista di tutti i tempi. Tra
le sue composizioni: i Capricci e il Concerto n.
1 in
re maggiore per violino e orchestra; Fryderyk Chopin
(1810-1849). Ricca di fantasia melodica e di originalità
armonica e costruttiva, la sua musica ha dato un contributo
essenziale all'affermazione del pianoforte quale strumento
di espressione poetica; Franz Liszt (1811-1886). Ha dato un
importante contributo allo sviluppo tecnico del pianoforte.
Sono note le sue Rapsodie ungheresi, il Mephisto valzer e
gli Studi trascendentali (per pianoforte). Ha composto anche
poemi sinfonici come Orfeo, Mazeppa e Tasso; Hector Berlioz
(1803-1869) si dedicò prevalentemente al genere sinfonico e
diede un grande impulso allo sviluppo dell'orchestra, di cui
valorizzò timbri ed effetti, portandola talora a
proporzioni gigantesche.
Tra
le sue opere: Sinfonia fantastica, La dannazione di Faust,
il Carnevale romano; Johannes Brahms (1833-1897) fu per
alcuni anni allievo di Schumann. Rimase ancorato tenacemente
agli schemi severi della tradizione classica. Scrisse
prevalentemente musica sinfonica e da camera, tra cui:
quattro sinfonie, l'Ouverture tragica, le Danze ungheresi, i
due Concerti per pianoforte e orchestra, il Concerto per
violino e orchestra, lo splendido Requiem tedesco; Pëtr
Ilic Cajkovskij (1840-1893), uno dei più grandi compositori
di musica strumentale dell'Ottocento. È celebre la sua
Sesta sinfonia (Patetica). Ma oltre alle sei sinfonie lasciò
numerose composizioni: concerti per pianoforte e orchestra,
balletti (Lo Schiaccianoci, Il lago dei cigni, Giulietta e
Romeo), opere (La dama di picche); Gustav Mahler
(1860-1911), compose musica sinfonica (dieci sinfonie) e
numerosi Lieder. La sua opera fu feconda di stimoli decisivi
per Berg e Webern e, in minor misura, per Schönberg. Grande
direttore d'orchestra, ebbe una fama mondiale straordinaria.
L'opera in Italia e in Europa.
In Italia (paese privo di una vera e propria tradizione
sinfonica) i compositori trovano nell'opera il genere a loro
più confacente per dar sfogo alla grande passione, nota
caratteristica del Romanticismo. La drammaticità della
musica e l'immediatezza del testo, attraverso il racconto di
vicende sempre più esasperate, determinano la fortuna del
melodramma italiano che troverà in Gaetano Donizetti
(1797-1848), Vincenzo Bellini (1801-1835) e Giuseppe Verdi
(1813-1901) i suoi massimi esponenti. In Francia, il
melodramma avrà il suo massimo esponente in Georges Bizet
(1838-1875) che con il suo capolavoro, Carmen, precorrerà
di mezzo secolo la nascita dell'opera verista, imperniata su
fatti e situazioni della vita quotidiana (e di cui gli
autori più noti saranno Giacomo Puccini, Ruggero
Leoncavallo, Pietro Mascagni). Il più grande compositore
russo dell'Ottocento è Modest Musorgskij (1839-1881). La
sua musica è spontanea e profondamente realistica; le sue
pagine più belle sono quelle ispirate dalla tenerezza e
dalla pietà per gli umili e i sofferenti. Tra le sue opere:
Kovancina, Una notte sul Monte Calvo, Quadri di
un'esposizione. Il suo capolavoro è l'opera in quattro atti
Boris Godunov, divenuta celebre dopo la sua morte.
La
rivoluzione romantica: Verdi e Wagner. Verso la seconda metà dell'Ottocento, la corrente
romantica si assesta attorno a valori ben delineati che
ritrovano piena applicazione nell'opera di Giuseppe Verdi e
di Richard Wagner (1813-1883). Il primo, muovendosi
all'interno della tradizione, affida alla musica il compito
di evidenziare i sentimenti dei protagonisti delle sue
opere, ispirate a soggetti diversi per epoca e ambiente. Il
secondo invece, nella duplice veste di compositore e
librettista, procede a un completo rinnovamento dell'opera
ispirandosi a soggetti del Medioevo tedesco, letti in chiave
nazionalista.
Il tardo Romanticismo. Con l'ascesa della borghesia, che
caratterizza tutto il XIX secolo, la musica finisce per
assumere una valenza più ricreativa che culturale.
Soprattutto a Vienna dove, quasi a compensare il tangibile
declino politico e sociale del paese, nascono le spensierate
distrazioni dell'operetta e del valzer.
Nello
stesso periodo in Russia compositori quali Balakirev, Cui,
Borodin, il già citato Musorgskij e Rimskij-Korsakov (il
cosiddetto "Gruppo dei Cinque") fondano una scuola
musicale nazionale con cui si conclude il processo di
assimilazione della cultura occidentale iniziato in pieno
periodo romantico.
Il Novecento: la società e la cultura.
Il Novecento si apre con una generale crisi dei valori
ottocenteschi. L'idea di nazione è degenerata nel
nazionalismo, la libera iniziativa economica
nell'imperialismo; l'industria ha fatto passi da gigante, ma
le masse operaie reclamano maggiore giustizia. Si genera così
una tensione violenta tra proletariato e borghesia
capitalistica. La rivoluzione proletaria in Russia, due
guerre mondiali, le dittature fascista e nazista, la guerra
civile di Spagna sono le eloquenti testimonianze del
travaglio di un'epoca tesa e instabile. Negli ultimi decenni
si è assistito a una profonda trasformazione della società,
nella quale un ruolo sempre maggiore sono andati assumendo
presunti valori come quello del benessere e del consumo.
Motivi di incertezza si sono sommati ad altri preesistenti,
rendendo sempre più problematica l'immagine del futuro.
Tutto ciò si è riflesso nella ricerca culturale ed
artistica, che è stata sollecitata sia dalla necessità di
rinnovarsi nei confronti dell'eredità ottocentesca, sia dal
bisogno di aderire a una realtà sempre più difficile e
mutevole. Ma i radicali cambiamenti delle pratiche
artistiche hanno generato interrogativi ulteriori: quello,
per esempio, della funzione dell'artista in una società che
tende in molti casi a rifiutarlo, preferendo le più
accessibili ed evasive proposte culturali dei massmedia
(come, per esempio, la televisione). Per quanto riguarda in
particolare la musica, con l'avvento del disco si crea una
nuova situazione d'uso: quella che pone di fatto
l'ascoltatore in una dimensione di isolamento. La nostra
epoca è caratterizzata anche dall'esplosione della musica
leggera, del pop, del rock, che sono divenuti il sottofondo
costante della nostra esistenza quotidiana. Importantissimo
per la storia della musica è l'avvento del cinema, della
radio e della televisione, che determinano nuovi usi del
linguaggio sonoro, in fusioni di immagini-parlato-suoni che
promuovono modi diversi di percepire e ascoltare la musica.
L'Impressionismo
e il Verismo.
La Francia
di fine secolo si mostra estremamente ricettiva nei
confronti delle nuove correnti musicali assorbendo le
esperienze stilistiche provenienti dagli altri paesi europei
e dalla scuola russa. Da questa straordinaria mescolanza di
idee nasce lo stile impressionista che, caratterizzato da un
raffinato colorismo orchestrale e da originali impasti
sonori in grado di descrivere sensazioni emotive immediate,
avrà come principali esponenti Claude Debussy (1862-1918) e
Maurice Ravel (1875-1937). In Italia l'attualità del
Verismo letterario di Verga e Capuana non manca di
esercitare una profonda influenza nell'ambiente musicale.
Stanchi dell'irrealtà romantica, compositori come Puccini,
Mascagni e Leoncavallo, ai quali si è già fatto cenno,
scelgono libretti che raccontino storie più vicine alla
realtà di tutti i giorni, utilizzando melodie descrittive e
"orecchiabili", di semplice comprensione.
La Scuola
viennese.
Anche in musica, come nelle altre manifestazioni artistiche,
la nascita del nuovo secolo è caratterizzata da un generale
desiderio di rinnovamento che trova in Alban Berg
(1885-1935), Anton von Webern (1883-1945) e Arnold Schönberg
(1874-1951) i pionieri di nuovissime tecniche espressive. In
particolare, Schönberg riesce a elaborare un sistema
musicale totalmente nuovo (la dodecafonia) basato
sull'utilizzo dei dodici suoni della scala cromatica
ordinati in una specifica successione chiamata serie.
Il jazz. Le origini del jazz vanno ricercate nel cuore
dell'Africa, nei villaggi delle foreste equatoriali. Le tribù
si ritrovavano intorno al fuoco dopo una caccia, una
battaglia o un qualsiasi altro evento, e davano libero sfogo
alle loro sensazioni con danze e canti al ritmo frenetico
dei tamburi. Quando, nel Settecento e nell'Ottocento, dilagò
il commercio dei neri, le popolazioni africane vennero
trasferite con viaggi disumani negli Stati americani del Sud
e impiegati come schiavi nelle piantagioni di cotone e nella
costruzione di strade ferrate. Coloro che sopravvissero al
trauma del viaggio e del distacco dalla loro terra si
ritrovarono in luoghi sconosciuti, sfruttati, analfabeti,
privi di ogni mezzo di sostentamento. Fu in questa
condizione di profonda sofferenza umana che la nostalgia
della perduta libertà si riversò nei canti e nei ritmi
della terra natale. Il jazz divenne popolare all'inizio del
Novecento a New Orleans, città della Louisiana sul fiume
Mississippi, e si ispirò appunto ai canti di lavoro (work
songs) delle piantagioni di cotone, agli spirituals (canti
religiosi), ai blues (canti accorati e nostalgici) e al
ragtime (una vivace musica popolare). Le prime bands,
formate da una sezione melodica (cornetta, clarinetto,
trombone) e da una sezione ritmica (banjo, chitarra,
bassotuba), improvvisavano a orecchio e si esibivano in
parate stradali in occasione di matrimoni e funerali. Questo
era lo stile hot, ossia il jazz improvvisato. La musica jazz
andò progressivamente affermandosi; risalgono al 1913 le
prime incisioni di dischi. Verso gli anni Venti il jazz si
"trasferì" a Chicago: qui, negli anni Trenta,
nacque il boogie-woogie. E qui nacquero anche le grandi
orchestre jazz nelle quali si distinguevano per la sezione
ritmica il pianoforte, il banjo, la chitarra, il
contrabbasso e la batteria; per quella melodica i sassofoni,
le trombe, i tromboni, i clarinetti. Emersero i maggiori
solisti jazz: Bessie Smith, grande interprete di blues,
Louis Armstrong, cornettista-trombettista, Sidney Bechet,
clarinettista-sassofonista, il pianista Duke Ellington.
Negli anni Trenta predominò un nuovo genere, lo swing,
caratterizzato da anticipazioni e ritardi nel ritmo.
Nell'era dello swing si costituirono le orchestre per la
musica da ballo. La cantante Ella Fitzgerald fu la voce più
popolare dello swing, e Benny Goodman divenne il "re
dello swing". L'orchestra di Glenn Miller portò il
jazz a livello di piacevole consumo e la musica leggera di
tutto il mondo assunse il ritmo del jazz. Negli anni
Quaranta, con la terribile esperienza bellica, vi fu negli
Stati Uniti una nuova presa di coscienza della popolazione
nera, e sorse il genere be-bop, un linguaggio musicale di
protesta: i massimi rappresentanti di questo periodo furono
il sassofonista Charlie Parker e il trombettista Dizzy
Gillespie. Con la fine degli anni Quaranta si distinse per
potenza ritmica e sonora l'orchestra del vibrafonista Lionel
Hampton. Nel primo dopoguerra si impose il cool jazz; con un
ritmo più pacato, negli anni Cinquanta, l'hard bop, con
sonorità accese e ritmi accentuati, che trovò la sua voce
nella tromba di Miles Davis. Alla fine degli anni Cinquanta,
negli Usa, vi è una nuova coscienza politica tra la
popolazione nero-americana e i problemi razziali sono molto
sentiti. Nasce il free jazz (jazz libero) a opera
principalmente di Ornette Coleman, dove "libero"
significa la volontà di liberarsi delle esperienze
jazzistiche precedenti e affermare una cultura nera
indipendente dalla cultura bianca; è caratterizzato dalla
musica di Max Roach, batterista, e da quella di Charles
Mingus, contrabbassista e compositore. Dagli anni Settanta
il jazz subisce le influenze del rock e delle nuove tecniche
elettroniche.
Altre esperienze musicali e compositori del Novecento.
Nella seconda metà del XIX secolo l'assestamento di valori
e ideali nazionali negli Stati Uniti stimola la produzione
di una musica interamente americana. Nasce così un nuovo
genere musicale che, influenzato da tutte le forme nelle
quali si era sviluppata la musica jazz, troverà la sua
piena espressione nel musical del Novecento. Tra i
compositori statunitensi più popolari del XX secolo vi è
certamente George Gershwin (1898-1937), autore di concerti,
musical, e dell'opera Porgy and Bess, divenuta in seguito un
"classico" nel suo genere.
Igor
Stravinskij (1882-1971) è probabilmente il musicista più
noto del XX secolo. Egli volle bandire dalla musica
qualsiasi significato espressivo, sostenendo che essa altro
non è che il prodotto di una pura azione costruttiva, del
tutto simile a quella di un artigiano. Nelle proprie
composizioni, Stravinskij ha valorizzato soprattutto
l'elemento ritmico; la melodia è spezzata, contorta, spesso
grottesca e beffarda. Tra le sue opere: i balletti l'Uccello
di fuoco e Petroucka;
la Sagra
della Primavera. Sergej Prokof'ev (1891-1953) riteneva che
la musica dovesse avere un'autentica funzione sociale. Tra
le sue composizioni più popolari: Sinfonia classica,
L'amore delle tre melarance, Pierino e il lupo, il poema
sinfonico Aleksandr Nevskij, Romeo e Giulietta (balletto).
Paul Hindemith (1895-1963) si è rifatto nelle proprie
composizioni al grande insegnamento di Bach, mentre Béla
Bartók (1881-1945) si è ispirato ai modi e ai ritmi della
musica popolare ungherese. Reazioni contrarie ai sistemi
ottocenteschi si manifestano nel ritorno a musiche di età
barocca: è questa la linea seguita da compositori italiani
come Ildebrando Pizzetti (1880-1968), Ottorino Respighi
(1879-1936), Gianfrancesco Malipiero (1882-1973).
La musica del periodo più recente.
La molteplicità delle proposte della musica contemporanea
rende difficile darne in breve un'idea precisa. Alcune
tendenze possono comunque essere così tratteggiate: a)
musica seriale: si riallaccia alla dodecafonia: così come,
in una serie dodecafonica, non si debbono ripetere i suoni,
in queste ricerche si punta alla continua variazione della
dinamica, dell'intensità, del timbro, del ritmo. In questa
direzione hanno lavorato e lavorano alcuni compositori: il
tedesco Karlheinz Stockhausen, il francese Pierre Boulez, il
belga Henri Pousser e, in parte, l'italiano Luciano Berio;
b) musica aleatoria: il compositore usa una notazione
volutamente generica o imprecisa o indica linee e diagrammi
("gesti" sonori) che l'esecutore ha libertà di
eseguire come meglio crede. Rappresentanti di questa
tendenza sono l'americano John Cage, l'argentino Mauricio
Kagel e, in alcuni casi, l'italiano Silvano Bussotti; c)
altri musicisti, come l'italiano Luigi Nono, l'ungherese György
Ligeti o il polacco Krzystof Penderecki si propongono di
conservare un rapporto con il pubblico e di mantenere un
contenuto espressivo alla musica.
Musica concreta e musica elettronica.
Comune a molte delle esperienze appena citate è l'uso di
strumentazioni elettroniche. Questa tendenza è iniziata con
la musica concreta. I musicisti che si dedicano a questo
"genere" si propongono di utilizzare suoni di
varia natura, tratti dalla realtà ambientale e da oggetti
vari, incidendoli su un supporto magnetico e quindi
elaborandoli attraverso tecniche varie (cambiamento di
velocità, inversione del senso di rotazione e così via). I
rumori così ottenuti vengono poi montati, con risultati
spesso di particolare efficacia. La musica propriamente
elettronica si serve di suoni prodotti da apparecchiature
quali sintetizzatori, registratori, macchine per la
trasformazione del suono, filtri, mixer eccetera. Programmi
appropriati consentono inoltre di produrre musica
elettronica anche servendosi del computer. Si possono
ottenere in questo modo impasti timbrici e atmosfere sonore
straordinari, assolutamente non riproducibili con
un'orchestra tradizionale. Al di là degli usi sperimentali,
la musica elettronica ha largo impiego attualmente nelle
colonne sonore cinematografiche e televisive, rivelando in
tali utilizzazioni una grande efficacia.
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